Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/84

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78 vii - viaggio sentimentale di yorick


— Ed hai ragione — le dissi, — ché, s’egli è buono, saria peccato a rubartelo; ed è il tuo tesoretto, e abbellisce l’aria del tuo volto piú che s’altri te lo adornasse di perle. —

La giovinetta ascoltavano con attenta docilità, e teneva in quel mentre la sua borsellina di seta.

— La è pure piccina, — diss’io, toccandola nel fondo. La fanciulla me la sporgeva. — E c’è pur poco qui dentro, mia cara; ma siate buona come siete bella, e il cielo ve la riempirà. — Io mi trovava in mano parecchi scudi da pagare l’edizione di Shakespeare; e, poiché mi trovai in mano anche la borsellina, ve ne misi uno, e, rannodando il nastro, la resi alla fanciulla.

E la fanciulla corrispose con una riverenza piú modesta che umile; uno di que’ placidi atti di grazie accennati appena dalla persona, ma ne’ quali l’animo si piega riconoscente. Né so d’aver dato mai scudo ad una ragazza nemmeno con la metà del piacere d’allora.

— I miei consigli, mia cara — le dissi — non vi varrebbero una spilla, s’io non gli accompagnassi di questo regaluccio: vedendolo, ve ne sovverrete; però, mia cara, non dissipatelo in nastri.

— Davvero, davvero, signore — risposemi affettuosamente la giovinetta, — io non soglio fare cosí; — e mi porgeva la mano, come s’usa ne’ lievi contratti d’onore, e mi ripeteva: — En vérité, monsieur, je mettrai cet argent à part. —

Un virtuoso patto tra uomo e donna santifica ogni loro solitario passeggio: e poiché la nostra strada ci conduceva tutti e due lungo il quai de Conti, noi, sebbene soprarrivasse la notte, ce n’andavamo senza scrupolo facendoci compagnia.

Ma, nell’avviarci, la fanciulla tornò a farmi una riverenza; e non si era dilungata meco venti passi dalla bottega, ch’essa, quasi non m’avesse debitamente ringraziato, si soffermò per ripetermi che mi ringraziava.

— È un tenue tributo — le dissi — ch’io doveva offerire alla virtú; e non vorrei, per quanto v’è nel mondo, avervi pigliata in iscambio; ma io, o giovinetta, io ti ravviso l’innocenza sul volto, e tristo colui che ordisse un laccio a’ suoi passi! —