Pagina:Francesco Ambrosi, Trento e il suo circondario descritti al viaggiatore, 1881.djvu/116

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92 Distretto di Pergine

Degli altri castelli poco è a dire, atteso che tutti o quasi tutti furono adeguati al suolo dall'esercito di Eccellino, e non più si riedificarono. — Il Castel Cuco era ad un colle tra la palude di San Cristoforo, ora lago di Caldonazzo, e la valletta che scende dalla via de’ Masetti, chiamata valle d'Urbano. Non ne rimane vestigio; ma il colle ne conserva il nome. — Il Castel Cavione dovea stare alla sponda opposta di quel lago presso Canale, dove è ricordato nel nome di un prato e di una fontana. — Del Castello di Roccabruna rimane ancora una parte di muraglia. Dovea montare accavallato su due punte di colle tra il paesello di Nogarè e la Chiesa del Bus; e n’erano in possesso i Signori di Roccabruna. Si ricorda che Bonaventura Gardello, invitando Giacomo da Carrara a prendere possesso del Castello di Pergine, lo avvertì di non omettere di presidiare Roccabruna. In seguito quel castello o rocca, fu comperato dal Comune di Pine, che lo ebbe a demolire; e non pertanto i Nobili Roccabruna furono investiti del Casale che porta il loro nome, il quale tennero sino all'estinzione della loro famiglie, sino all'anno 1735, nel quale quel feudo passò ai Baroni Gaudenti di Trento, nella cui casa era entrata Anna Caterina Roccabruna sposa a Gaudenzio Antonio.