Pagina:Francesco Ambrosi, Trento e il suo circondario descritti al viaggiatore, 1881.djvu/46

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38 Distretto di Trento

I Dipinti del Duomo uscirono in parte dal pennello di pittori nostrani, e in parte di forestieri celebri nella storia dell’arte. De’ primi sono: le pale dell’Addolorata, e di San Giovanni Battista coll'Assunta e i Santi Innocenti, opere di Nicolò Dorigati; la pala dell’altare di Sant'Antonio, lavoro del Roveretano Domenico Udine, e il quadro rappresentante un’estasi di San Francesco dipinto da Giuseppe Alberti. — Al Romanino poi va attribuita la tavola, che è alla parete verso l’altare dell’Immacolata, raffigurante la Madonna coi Santi Giovanni Battista, Biagio e Lucia; è di Martino Teofilo il quadro di San Cristoforo appeso alla stessa parete; sono del bavarese Carlo Loth i gran quadri laterali della Cappella del Crocifisso; la pala di Santa Massenza è di Francesco Morone da Verona; il quadro di San Rocco, di Alessandro Turchi pure da Verona, chiamato l' Orbetto; mentre è di Domenico Riccio altro Veronese noto col sopranome Brusasorci, il quadro, dov’è dipinto il Cardinale Clesio genuflesso in atto di essere presentato alla Vergine da San Vigilio. Di Pietro Ricchi chiamato dalla sua patria il Lucchese è in fine la pala rappresentante la Vergine col divino Infante in atto di consegnare il Rosario a San Domenico e la Cintura a Sant'Agostino. Un affresco pregievolissimo, opera del Trecento, è quello che si vede nella navata settentrionale sotto il fenestrone. — Indi nella Sagrestia de’ Cappellani beneficiati s’ammirano: una copia in tela della Madonna detta del sacco di Pietro Vannucci di Città della Pieve nell'Umbria, chiamato il