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capitolo iv 113

CAPITOLO IV

Dove trattasi del limbo e del peccato originale.

     Uscito er’io della cittá del foco
dietro a mia scorta, ch’andai seguitando;
e, poi che insú andato fui un poco,
     la domandai e dissi:— Dimmi quando
5noi perverremo ove Satán dimora,
che dica questo inferno al suo comando.—
     Ed ella a me:— Insú andando ancora,
convien che noi passiam duo altri cerchi,
’nanzi che d’esto inferno usciamo fòra.
     10Il limbo è ’l primo che convien che cerchi;
un altro poi convien che ne trapassi,
’nanzi che su nel mondo tu soverchi.—
     Ben sette miglia insú movemmo i passi,
e trovammo una porta, ov’era scritto
15nell’arco suo, ch’avea di smorti sassi:
     «In questo limbo, ovvero in questo Egitto,
è pena privativa e sol di danno,
e nullo senso in questo loco è afflitto.
     Dentro è la gran prigion di quel tiranno,
20che tenne giá gli amici da Dio eletti
e vinse Adamo a tradimento e inganno».
     Per legger questi detti io mi ristetti
presso alla porta lí, ch’era serrata;
e, poich’io gli ebbi intesi e tutti letti,
     25Minerva con la man chiese l’entrata.
Non so chi fusse il portinar cortese,
che ratto aprio e diedene l’andata.