Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/120

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114 libro secondo

     Quand’io fui dentro, vidi un bel paese,
di fiori e d’arboscelli e d’erbe adorno,
30sí come Tauro fa nel suo bel mese.
     Ma qual è luce al cominciar del giorno,
tal era quivi; e per mezzo la valle
eran fantini ed anche intorno intorno,
     che su per le viol vermiglie e gialle
35givano a spasso, e alcuni dietro ai grilli,
dietro agli uccelli e dietro alle farfalle.
     Ed una schiera, ch’eran piú di milli,
vedendo noi, insieme si ristâro
ed ammirârno timidi e tranquilli.
     40— O fanciulletti, a cui ritorna amaro
il peccato d’Adamo, ed a cui costa
il non aver baptismo tanto caro,
     al mio domando fatemi risposta:
perché iustizia per altrui offesa
45vostra innocenzia in questo loco ha posta?—
     Quando questa parola ebbono intesa,
suspiron tutti con dolor, che viene
di mezzo il cor, che gran doglia appalesa.
     Poi un di loro a me:— Se noti bene,
50io ti dichiarerò, sí come estimo,
perché giustizia qui chiusi ne tiene.
     Quando Dio fece il nostro padre primo,
gl’impeti rei ovver concupiscenza
non volle fusse in suo corporal limo.
     55E questo grande dono ed eccellenza
ebbe per grazia e non giá per natura,
e sol tenendo a Dio obbedienza.
     E cosí l’alma sua splendente e pura
Egli creò e di iustizia santa,
60formata alla sua immago e sua figura;
     ma di questa eccellenza e grazia tanta,
il Creator iustamente privollo,
quando la vile e testé nata pianta