Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/130

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124 libro secondo

     Poi torna’ in me com’uom che prima dorma;
e, su levato, presi il dur viaggio
30dietro alla dea, de’ piè seguendo l’orma.
     Sei miglia er’ito, quando vidi il raggio
del chiaro sole scender d’una buca;
onde Minerva a me col parlar saggio:
     — Insin lassú convien che ti conduca
35e per quel foro ti convien uscire,
se vuoi vedere il sole e che a te luca.—
     Allor piú ratto cominciai a salire,
ché di veder il sole avea disio;
ed ella mi spronava col suo dire.
     40Ma dicea meco:— Or come potrò io
caper pel foro di quel sasso fesso,
che non è una spanna, al parer mio?
     E, quando fui a quel pertuso appresso,
vi pontai ’l capo per la voglia presta,
45tanto che un poco fòra l’ebbi messo.
     E poscia ne cavai tutta la testa;
poi la persona mia sospinsi tanto,
ch’io n’uscii nudo senz’alcuna vesta.
     E caddi in terra con omèi e pianto;
50e quando prima il miser occhio aperse,
vidi una vecchia brutta starmi a canto.
     Questa le membra nude mi coperse;
poi, come donna riputando dice,
queste parole inver’ di me proferse:
     55— Io son la Povertá, prima nutrice,
che l’uom ricevo colle membra nude,
quand’egli arriva nel mondo infelice.
     E quando gli occhi a lui la morte chiude,
vo con lui alla fossa e lí rimagno,
60ove l’altre person si mostran Iude.
     E mentre in vita con lui m’accompagno,
sí impazientemente mi sopporta,
che fa di me sempre querela e lagno.