Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/135

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Vidi Caròn non molto da lontano

       con una nave, in mezzo la tempesta,
  30   che conducea con un gran remo in mano.
       E ciascun occhio, ch'egli avea in testa,
       parea come di notte una lumiera
       o un falò, quando si fa per festa.
       Quand'egli fu appresso alla riviera
  35   un mezzo miglio quasi o poco manco,
       scòrsi sua faccia grande, guizza e nera.
       Egli avea il capo di canuti bianco,
       il manto addosso rappezzato ed unto;
       e volto sí crudel non vidi unquanco.
  40   Non era ancor a quell'anime giunto,
       quando gridò:--O dal materno vaso
       mandati a me nel doloroso punto,
       per ogni avversitá, per ogni caso
       vi menerò tra la palude negra
  45   incerti della vita e dell'occaso.
       Pochi verran di voi all'etá intègra;
       spesso la vita alli mortali io tollo,
       quand'ella è piú secura e piú allegra.--
       Dava col remo suo tra testa e 'l collo
  50   a' mostri, che mettea dentro alla cocca;
       e forte percotea chi facea crollo.
       Poscia rivolto a me, colla gran bocca
       gridò:--Or giunto se', o tu, che vivi,
       venuto qui come persona sciocca.--
  55   Minerva a lui:--Costui convien ch'arrivi
       all'altra ripa sotto i remi tui,
       'nanzi che morte della vita il privi.
       --Su la mia nave non verrete vui
       --rispose a noi con ira e con disdegno,--
  60   ché altre volte giá ingannato fui.
       Un trasse Cerber fuor del nostro regno,
       l'altro la moglie; or simil forza temo:
       però voi non verrete sul mio legno.--