Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/140

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però che sempre la lega peggiora;

       oltre la gioventú putrido fasse;
  30   per questo l'uomo invecchia e discolora.
       Se 'l cielo sopra voi non si voltasse,
       non averebbe il detto uccello il pasto,
       né converria che cibo il ristorasse.
       E se a me il petto è roso e guasto,
  35   la notte integramente lo risaldo;
       sí che io in sempiterno vivo e basto.
       Ma quel ch'è in voi consumato dal caldo,
       se si rifá per prandio ovver per cena,
       non sempre è sí perfetto, né sí saldo.
  40   E questo alla vecchiezza e morte mena,
       e fame e sete; sí che vostro stato
       vien meno ed ha a questa simil pena.--
       Io non risposi, quand'ebbe parlato,
       ché non volle Minerva; ond'ei la testa
  45   ripose risupina insú quel prato.
       Trovammo poi in una gran foresta,
       quant'un gigante grande, la Vecchiezza
       tra molta gente dolorosa e mesta.
       Ell'era guizza e piena di gravezza,
  50   magra, canuta e senza nessun dente,
       poggiata ad un baston per debilezza.
       Dirieto a lei veniva una gran gente,
       che parevano vivi, ognun coniunto
       inseme con un morto puzzolente.
  55   Cosí erano uniti a punto a punto,
       sí come san Macario e san Bordone,
       quand'un viveva e l'altro era defunto.
       Quand'io considerai cotal passione
       esser coniunti i vivi colli morti:
  60   --Oimè!--diss'io,--oh quanta afflizione!--
       La vecchia mi guatò con gli occhi torti
       e dissemi:--Se mai nel mondo riedi
       dietro a colei che t'ha li passi scorti,

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