Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/144

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138 libro secondo

CAPITOLO IX

Come l'autore trova la Morte,
la quale parla acerbamente contro i mortali.

     — Le rote delli ciel tanto son vòlte
— disse Minerva,— che, da che venisti,
tre ore della vita t’hanno tolte.
     La vita e ’l tempo, se tu ben udisti,
5son una cosa; e quanto dell’un perde,
tanto perdi dell’altro e tanto acquisti.
     Convien omai che tu cammini inver’ de
colei, la quale a ciò che nasce è fine,
e che fa secco ciò che pria fu verde.
     10Non col passo dei piè te gli avvicine
o meno o piú, ma di sopra li cieli
voltati fan che tu ver’ lei cammine.
     — Con tanta oscuritá il dir mi veli
— risposi a lei,— che ben io non l’intendo
15qual fine è questo, se tu non riveli.
     Per quel che tu m’hai detto, ben comprendo
che giá tre ore mia vita è scemata,
mentre noi queste cose andiam vedendo.—
     Ed ella a me:— Stolto è colui che guata
20solo alla vita e non rimira il porto,
al qual fa ogni dí una giornata.
     In questa valle, nella qual t’ho scorto,
vedrai la Morte— Palla mi sobiunse;—
però fa’ che, passando, tu sie accorto.—
     25Sí gran timore allora al cor mi giunse,
quand’io udii dover veder la Morte,
che ancor mi punge: tanto allor mi punse.