Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/157

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capitolo xi 151

     100Chi sta in alto, il basso non dispregi;
e chi sta al basso ed ha la soma oscura,
non abbia invidia a prenci ed a gran regi.—
     E poscia ad altri molti io posi cura,
ch’ognun sopra la soma era premuto
105da circumstanti suoi per fargli iniura.
     Udii gridar indarno:— Aiuto! aiuto!—
con pianti e con sospir; ma la pietade
ivi era sorda a chi non era muto.
     Ed uno a noi gridò:— Guai a chi cade!
110ché, bench’abbia abbondanza di consigli,
non però trova chi aiutarlo bade.—
     La dea rispose:— O tu, che sí bisbigli,
perché al caso tuo cordoglio porto,
t’adiuterò, se ’l mio consiglio pigli.
     115Se vuoi alla gran soma alcun conforto,
pensa di quei che portan maggior carchi
che non hai tu, e portanli piú a torto.
     E guarda ben che l’amor non ti carchi,
e la spene e ’l timor se ti dán pena,
120degno è che sol di te tu ti rammarchi.—
     Poich’ebbe esto consiglio, un’ora appena
egli era stato, e quivi un fanciul venne
con bella faccia e di letizia piena.
     Due ali adorne avea di belle penne
125piú che paone, ed in mano avea l’arco,
dal qual Achille giá ’l colpo sostenne.
     Costui gli pose sopra tanto carco,
mostrando il dolce e celando l’amaro,
che ’l fece pianger con pianto e rammarco.
     130Poi venne un altro, che tutto contraro
era a quel primo in tutte sue fattezze,
col viso negro quanto il primo chiaro.
     Questo gli pose ancor molte gravezze,
poi venne innanti a noi una donna anco
135col riso in bocca e piena d’allegrezze.