Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/16

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10 libro primo

     ché, bench’e’ fosse saggio e fosse dio,
correndo il feci andar dietro a colei,
30la qual nel bello allòr si convertío.
     Ahi quanti sono stati quelli dèi,
ch’i’ ho feriti, e quante le persone,
ch’i’ ho domate con li dardi miei!
     Ercole forte, che vinse il lione
35e che all’idra sette teste estinse,
Cerbero prese e mozzòe Gerione;
     in scambio della spada poi si cinse
la rocca e ’l fuso per la bella Iole:
tanto la fiamma e mia saetta il vinse.
     40Per piú piacer, di fiori e di viole,
esperta all’elmo, adornava sua testa,
come dalle donzelle far si suole.
     Tosto vedrai e tosto manifesta
sará a te in effetto la percossa,
45ch’io fe’ a Filena al sommo della vesta,
     che gli ha passato giá la carne e l’ossa;
è giá intrato il caldo alle midolle
e giunto al core, ov’egli ha maggior possa.—
     E poi mi fe’ sguardar su verso il colle
50ad una naida, che venia alla ’ngiúe,
alla quale io parlai com’ello volle;
     ché quando insino a noi venuta fue,
la domandai:— Perché a quest’acqua amena
venuta se’? E, dimmi, chi se’ tue?
     55— Una ninfa gentil ditta Filena
smarrita ha qui una bella grillanda
— rispose quella— e di questo ha gran pena.
     E perché io la ritrovi ella mi manda,
e disse a me:— Io vidi un giovinetto,
60che corse lí, e però ne ’l dimanda.—
     Ed anco d’altre cose ella m’ha detto:
saresti tu colui, che loda tanto,
che parve a lei di sí benigno aspetto?—