Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/172

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166 libro secondo

     100Tu di’ che volontá ha ’l summo impero
di nostra barca e che regge il timone
di tutti i sensi e ’l carnal desidèro.
     S’egli è cosí, or dimmi qual cagione
piú volte vince questa volontade,
105che non pò far quel che vuol la ragione,
     che par contrario alla sua nobiltade,
poiché libero arbitrio gli è concesso,
sí che ’l sí e ’l no sia in sua libertade.
     Io so d’alcun c’ha ’l piede in amor messo
110e non ha forza a poterlo ritrare:
tanto Amor puote e vince per eccesso.
Ben so che ogni cosa debbo amare
in quanto è buona, e solo in Dio è buona;
e, benché ’l sappia, io non lo posso fare.—
     115Ed ella a me:— Vostra natura è prona
agl’impeti de’ sensi, e, se v’indura
per molta usanza e troppo s’abbandona,
     allora l’uso converte natura,
sí che ragion non può guidare il freno
120del desiderio bene a dirittura.
     Di diecemila uno ed ancor meno
si trova, che co’ sensi non s’accorde
in tutto o in parte col voler terreno.
     L’amor vi può legar con quattro corde:
125la prima è di Cupido la gran fiamma,
l’altra è di cupidigia e voglie ingorde,
     poi de coniunti, figli, padre e mamma,
e ’l quarto amor d’amici ed è sí poco,
quanto rispetto a mille è una dramma.
     130Or sappi di Cupido che ’l gran foco
e l’amor de’ coniunti tanto lega
e l’amor della borsa e d’ampio loco,
     ch’è molto forte che ragion il rega,
se gran virtú non rompe il gran legame,
135che tanto forte inver’ l’amato piega.