Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/182

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176 libro secondo

     100’Nanti che fusse l’anima divisa
dal corpo suo, tal era nel pensiero;
però è trasmutato in questa guisa.
     Egli tradí il nobil messer Piero
de’ Gambacorti e fe’ dei figli preda,
105mentre a lor si mostrava amico vero.
     E lasciò dopo lui l’avaro ereda
colui che fe’ la bella Pisa schiava
e per dinar la die’, che si posseda.
     E quel secondo, in cui tossico e bava
110sparse Medusa e venenolli il petto,
e c’ha la mente dentro tanto prava,
     fu re di Cipri, chiamato Iacchetto.
Al suo fratel maggior diede la morte,
mentre a riposo giaceva nel letto,
     115cioè al re Pietro magnanimo e forte,
che ’n Alessandria giá mise la ’nsegna
dentr’alla piazza e vinse le sue porte.
     Quel terzo, c’ha la faccia sí benegna
e dentro è tutto quanto serpentino
120e c’ha la mente di venen sí pregna,
     fu Della Scala e fu crudel Mastino.
Il suo fratel maggior uccise pria
e poi fu del minor ancor Caino.
     Morto il primaio, ed ei sen fuggí via
125per la paura, ed allor di Verona
l’altro fratel pigliò la signoria.
     Mandò pel fratricida e a lui perdona;
e tanto amore inver’ di lui accese,
che la bacchetta signoril li dona.
     130Costui il donator ligato prese
e stretto el fece mettere in prigione:
cosí fu grato a chi fu a lui cortese.
     E poi ’n quell’ora ch’ognun si dispone
in su l’estremo, e contrito e confesso
135si rende a Dio con gran divozione,