Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/237

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Genti eran seco, che facean gran festa;

       ed egli stava in mezzo grasso e croio;
       poi si spogliò e donò a lor la vesta.
       Poi, poco stando, ed ei prese un rasoio
 140   e scorticossi, e poi le ven si punse;
       e donò a quelle genti il proprio cuoio
       e poscia il sangue, che da sé desmunse.
       Alfin e' diventò come Eco trista,
       ch'ancor risponde e d'amor si consunse.
 145   La dea a me:--L'immago, che hai vista,
       del prodigo è, c'ha suoi atti contrari
       a quella lupa, che bramando acquista.
       Egli non cura robba, né denari;
       dissipa e fonde e li suoi ben ruina.
 150   Quest'altra aduna e tien con modi avari.
       Il liberal per mezzo a lor cammina:
       cosí ogni virtú giammai non erra,
       s'ella alle parti estreme non declina.
       Da un lato l'avaro a lei fa guerra,
 155   amando troppo l'oro e per eccesso;
       dall'altro quel che mai la borsa serra:
       ché la pecunia e l'altro ben, concesso
       all'uso umano, egli ama tanto poco,
       che non mira ond'è e quanto e come spesso:
 160   però oppositi stanno in questo loco.--


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