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232 libro terzo

CAPITOLO VIII

Dove si ragiona del vizio dell'avarizia

     Un gran torrente, poi, polito e chiaro
trovammo in quella via, che gira in tondo,
ove pena sostien chiunque fu avaro.
     E presso al fiume, ov’egli è piú profondo,
5vidi del miser Cadmo le figliuole
con brocche in mano; e nessuna avea fondo.
     E, quando alcuna empire l’idria vòle,
perché ’l lor vaso è sfondato di sotto,
quanto sú metton, giú convien che scóle.
     10E sempre stan con l’appetito ghiotto,
affaticate, che credono empire,
quando che sia, ognuna il vaso rotto.
     Migliaia vidi posti a tal martíre,
che di quel fiume stanno su la rupe,
15ed un di loro a me cominciò a dire:
     — Sí come noi le voglie rotte e cupe
nel mondo avemmo e sempremai bramose
piú che mai cagne ovver che magre lupe,
     cosí iustizia qui ’n pena ne pose,
20che sitibondi stiamo appresso all’onda
dell’acque sí abbondanti e copiose.—
     Poscia una donna vidi in sulla sponda
come un gigante e col vestire adorno,
con bella faccia e con la treccia bionda.
     25Dinanti a lei ed anche intorno intorno
stavano molti, ch’eran piú assititi
che Orlando, quando alfin sonò ’l corno.