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290 libro quarto

CAPITOLO IV

Delle spezie e rami della temperanza.

     Io stava ad ascoltar come scolaio,
che dal maestro prende la dottrina,
mentre narrò dell’impeto primaio.
     E poi continuò quella regina:
5— Sappi che rifrenar io debbo ogni atto,
al qual la parte sensual inclina.
     Il diletto del gusto e quel del tatto
vuole Dio ch’io rifreni e ch’io m’oppogna:
questa è la mia materia, ch’io pertratto.
     10E ciò ch’è inonesto e fa vergogna
al nobil uomo, e ciò ch’el fa brutale,
ho io a regolar quanto bisogna.
     Vero è ch’io anco reggo in generale
i vizi tutti e la lor circumstanza,
15e rifren ciò che la ragione assale.
     E questo suona el nome «Temperanza»,
cioè ch’ella rifreni, regga e tempre
ogni inonesto e ciò che in troppo avanza.
     E questo tu per regola tien’ sempre,
20ch’a ciascuna virtude s’appartiene
corregger ciò, che la ragion distempre.
     Iusto e prudente è l’uom, se noti bene,
e temperato, ed anche ha in sé fortezza
e tutte le vertú insieme tiene;
     25ché dal peccato ovver dalla dolcezza,
che gli è opprobriosa, si disparte,
o che, vincendo, sofferisce asprezza.