Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/302

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296 libro quarto

     per questo molti la verginitate
impugnano, perché non è feconda
30come lo stato delle coniugate.
     Convien che a questi detti si risponda
che funno a tutte spezie e fûn comuni
non a persona prima ovver seconda,
     ché vòlse Dio e vuol che sianvi alcuni,
35perché alle cose sue meglio s’attenda,
che d’ogni atto venereo sian digiuni.
     Benché verde grillanda o sacra benda
adorni quella c’ha la mente negra,
non però vergin esser si comprenda;
     40ché la verginitá pura ed allegra
è la mente incorrotta a Dio divota,
cogli atti onesti e colla carne intègra.
     E, se l’integritá fusse rimota
contra ’l voler, non però si sospetti
45perder corona e la celeste dota.
     La castitá è poi de’ men perfetti;
ma, se si parte dalle cose sozze,
il frutto di sessanta in cielo aspetti,
     se non trapassa alle seconde nozze,
50se lassa ciò in che Marta s’affanna,
se piú non vuol marito che rimbrozze,
     e se con Michelina e con sant’Anna
abita sola e dimora in quel templo,
ove si gusta la celeste manna;
     55se dalla tortora anche piglia esemplo,
che beve turbo e sola sempre è ’n lutto,
quasi dicendo:— Io castitá rassemplo.—
     Il matrimonio è poi di minor frutto;
perché convien che la famiglia rega,
60non può inverso Dio attender tutto;
     ché quanto piú col mondo alcun si lega
ed alla cura bassa sta piú attento,
tanto dal contemplar di Dio si piega.