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capitolo iv 295

CAPITOLO V

Della virtú della continenza e delle sue spezie, e dell'astinenza.

     Cominciò Continenza il terzo canto,
quando l’onesta Parcitá si tacque;
e prima gli occhi alzò al cielo alquanto,
     dicendo:— A Dio verginitá sí piacque,
5che lei elesse sposa, in lei discese,
quando di vergin madre al mondo nacque.
     A san Ioanni l’angel fu cortese
per la verginitá, a lor sirocchia,
quando, di terra su levando, el prese,
     10dicendo:— Su, su, lieva le ginocchia:
fratelli e servi siamo in quel Signore.
che ciò, che è futur, presente adocchia.—
     Non pure il cielo a lei fa onore,
ma l’universo ed ogni creatura
15alla bellezza di tanto valore.
     Subietti stanno a lei, quando scongiura.
li maladetti piovuti da cielo,
per forza, per amore o per paura.
     La vergin sacra giá accese il velo
20nel foco estinto; e l’altra la gran nave
trasse con un capello d’un sol pelo.
     Il capricorno sí feroce e grave
da lei pigliar si lassa, ed ella el regge;
e segue lei mansueto e soave.
     25Ma, perché è scritto nell’antica Legge:
«Crescete insieme vo’ e moltiplicate»,
come in quel testo piú volte si legge,