Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/320

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
314 libro quarto

     Nell’aula di tanta refulgenza
la musa intrar mi fe’, di cui le piante
venni seguendo insú con riverenza.
     Tra molte donne in mezzo a tutte quante
una ne vidi, e dietro avea due occhi,
105duo nelle tempie e duo ne avea dinante.
     Io dissi a lei, calando li ginocchi:
— O donna, che ’l passato a mente rechi
e che ’l presente miri e ’l fine adocchi,
     priego che l’ignoranza in me resechi;
110e la mia mente illustra, acciò che io
non caggia o vada errando com’e’ ciechi.
     Venuto son quassú dal mondo rio
dietro a Minerva, ed ella fu mia duce;
ella è che ha guidato il passo mio.
     115Ella mi disse che tua chiara luce
delle tre tue sorelle illustra ognuna
e dietro a te ciascuna il piè conduce;
     e che lor mente sería oscura e bruna,
sí come stella senza l’altrui raggio
120o come senza il sole oscura luna.
     Io vengo a te per l’aspero viaggio,
come scolar che volentieri impara,
ch’a lungi cerca chi lo faccia saggio.—
     Sí come, quando a Febo s’interpara
125alcuna nube, e poscia manifesta
la bella faccia, che il mondo rischiara;
     cosí schiarò sei occhi della testa,
de’ quai gli risplendette tutto il volto;
poi mi rispose con parola onesta:
     130— Sí come il senso e l’appetito stolto
la Temperanza regge e fren lor pone,
che è mesura tra lo troppo e ’l molto,
     e sí come Fortezza lo sperone
porge al voler, s’è tardo o se declina
135dalla vertú e dalle cose buone;