Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/321

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capitolo viii 315

     cosí qui illustro con la mia dottrina
la luce d’intelletto ovver mentale,
ché l’arte e l’uso la vertú raffina.
     Questo splendore e luce naturale
140è prima legge all’uomo, ed ella è atta
poter discerner tra lo ben e ’l male.
     Ed in duo modi può diventar matta,
quand’ella non al fin del corso umano,
ma nella via il suo piacere adatta:
     145cioè in diletti, ovver nell’amor vano,
in troppa cupidigia, in usar froda,
o in rapina, o nell’arte di Gano.
     Io dirò ’l vero, e voglio ch’ognun l’oda:
inganno, tradimento e falso gioco,
150pur ch’util abbia, per vertú si loda.
     Prudente è chi al fine, ovver al loco,
al qual creato fu, drizza il cammino,
e non al mondo, ov’egli ha a viver poco;
     e per la via fa come il pellegrino,
155che per la via, s’è saggio, non si carca,
per ritornar ov’egli è cittadino,
     e, mentre il corpo posa, col cor varca.—