Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/325

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 100   Allor Prudenza a me la man distese
       dicendo:--Va', quello è mastro Gentile
       del loco onde tu se', del tuo paese.
       La sperienza e lo 'ngegno sottile,
       ch'ebbe nell'arte della medicina,
 105   e ciò che egli scrisse in bello stile,
       demostra questa luce e sua dottrina.--
       Allor mi mossi ed andai verso lui,
       quando mi disse:--Va'--quella regina.
       --O patriota mio, splendor, per cui
 110   e gloria e fama acquista el mio Folegno
       --diss'io a lui, quando appresso gli fui--
       qual grazia o qual destin m'ha fatto degno,
       che io te veggia? Oh, quanto mi diletta
       ch'io t'ho trovato in cosí nobil regno!--
 115   Come fa alcun che ritornare affretta,
       che tronca l'altrui dire e lo suo spaccia,
       cosí fec'egli alla parola detta,
       e 'l collo poi mi strinse colle braccia,
       dicendo:--S'io son lieto ch'io ti veggio,
 120   el mostra il lampeggiar della mia faccia.
       E son venuto dal celeste seggio
       qui per vederti ed anche a demostrarte
       della filosofia l'alto colleggio.
       Colui, che vedi in la suprema parte,
 125   è Aristotel, l'agnol di natura:
       egli è che aperse la scienzia e l'arte,
       tanto che chi al ver vuol poner cura,
       nullo, in quanto uomo, pescò tanto al fondo,
       quanto fec'egli, e volò sí in altura.
 130   Alberto Magno è dopo lui 'l secondo:
       egli supplí li membri e 'l vestimento
       alla filosofia in questo mondo.
       Il gran Platone è l'altro, che sta attento,
       mirando al cielo, e sta a lui a lato
 135   Averois, che fece il gran comento.

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