Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/341

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capitolo xii 335

     Sesta è Vendetta e l’animo severo
con la compassione al cor unita,
tardo al tormento e non troppo austero;
     ché chiunque vuol che colpa sia punita,
140se non ha emenda, molto offende ed erra,
ché Dio non vuol la morte, ma la vita.
     Però ’l divino fòro a niuno serra
la porta di piatá, s’egli si pente
con umiltá inginocchiato a terra.
     145Ma, perché ’l malfattore spesso mente,
dicendo:— Io son pentito—, l’altro fòro,
cioè ’l civile, adopera altramente;
     ch’ogni scienza ed arte ovver lavoro
prendon diversitá dalli lor fini,
150alli quai prima elli ordinati fôro.
     Il civil fòro ha ’l fin che medicini,
governi e purghi il corpo del comune,
che per li viziosi non ruini.
     Per questo egli usa spada, fuoco e fune,
155sbandisce e taglia e mai non dá speranza
che chi è reo possa andare impune.
     E, benché pianga e chiegga perdonanza,
non vuol udir; ché chi è predon o fura,
s’è liberato, e’ torna a prima usanza.
     160In questo modo la legge assecura
el viver lieto e i buoni e vertuosi,
e li cattivi scaccia ed impaura.
     Se questi detti miei tu ben li chiosi,
concluderai che la legge fu fatta
165pe’ trasgressor al buon viver noiosi,
     e fu da’ virtuosi in prima tratta.—