Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/390

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384 libro quarto

     Per volontá del nostro primo Artista
agli uomini del mondo siam custodi,
che ancor combatton nella vita trista
     contra il prince mundan, che ’n mille modi
35lor dá battaglia, el drago Satanasso
con suoi satelli e con sue false frodi.
     Da noi è retto ciò che sta giú abbasso:
ciò, che consiglia il senno di Parnaso,
se noi vogliam, s’adempie o viene in casso;
     40ché ciò, che è laggiú fortuna o caso,
vien di quassú da quel primo consiglio,
che mai ebbe orto, né avrá occaso.
     E, se in terra, ch’è un granel di miglio
rispetto al ciel, son sí le cose belle,
45talché fan lieto il core ed anco il ciglio,
     che debbe esser quassú, onde son quelle?
Qui son gran regni e spiriti divoti,
rettor di questi cieli e delle stelle.
     Non fece Dio li lochi ad esser vòti,
50ma per empirli; ed adornò ciascuno,
ratto che gli ebbe fatti, se ben noti.
     Sub terra pose il fratel di Neptuno
e li metalli e l’anime nel duolo
tra lochi sulfurigni e l’aer bruno,
     55e gli animali nel terrestre suolo
e l’erbe e i frutti, acciocché nutricare
possa la madre terra ogni figliolo.
     E fece l’acque ed adunolle in mare,
e poscia l’adornò di vario pesce,
60che va notando tra quell’acque chiare.
     E fece Dio che ogni fiume n’esce,
ed anco v’entran tutti i fiumicelli;
né però manca il mar giammai, né cresce.
     E su nell’aer pose i belli uccelli,
65e, dove fa la grandine, in quel loco
parte di que’ che funno a Dio ribelli.