Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/390

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Per volontá del nostro primo Artista

       agli uomini del mondo siam custodi,
       che ancor combatton nella vita trista
       contra il prince mundan, che 'n mille modi
  35   lor dá battaglia, el drago Satanasso
       con suoi satelli e con sue false frodi.
       Da noi è retto ciò che sta giú abbasso:
       ciò, che consiglia il senno di Parnaso,
       se noi vogliam, s'adempie o viene in casso;
  40   ché ciò, che è laggiú fortuna o caso,
       vien di quassú da quel primo consiglio,
       che mai ebbe orto, né avrá occaso.
       E, se in terra, ch'è un granel di miglio
       rispetto al ciel, son sí le cose belle,
  45   talché fan lieto il core ed anco il ciglio,
       che debbe esser quassú, onde son quelle?
       Qui son gran regni e spiriti divoti,
       rettor di questi cieli e delle stelle.
       Non fece Dio li lochi ad esser vòti,
  50   ma per empirli; ed adornò ciascuno,
       ratto che gli ebbe fatti, se ben noti.
       Sub terra pose il fratel di Neptuno
       e li metalli e l'anime nel duolo
       tra lochi sulfurigni e l'aer bruno,
  55   e gli animali nel terrestre suolo
       e l'erbe e i frutti, acciocché nutricare
       possa la madre terra ogni figliolo.
       E fece l'acque ed adunolle in mare,
       e poscia l'adornò di vario pesce,
  60   che va notando tra quell'acque chiare.
       E fece Dio che ogni fiume n'esce,
       ed anco v'entran tutti i fiumicelli;
       né però manca il mar giammai, né cresce.
       E su nell'aer pose i belli uccelli,
  65   e, dove fa la grandine, in quel loco
       parte di que' che funno a Dio ribelli.