Pagina:G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina (1889).djvu/5

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— III —


Ho diviso il mio lavoro in cinque libri, nei quali mi sono fatto carico di narrare le notizie tutte che potessero essere di qualche interesse. Le vite degli uomini che si resero celebri nelle lettere, nelle scienze, nelle arti, o che per qualunque altro modo si distinsero, furono annotate alla fine di ciascun libro.

So che, per quella condizione infelicissima degli uomini di voler sempre ciò che trae dai proprj sentimenti e principi, alcuni de’ miei lettori avranno amato meglio ch’io mi fermassi a preferenza sui tempi più remoti e cercassi di diradarne le tenebre che li involgono: altri che su questi trascorressi per estendermi maggiormente su quelli più vicini a noi e più certi: a quale sarò sembrato troppo minuzioso, a quale troppo breve narratore. Come poteva io dar nel genio di tutti? Che che però ne pensino del mio lavoro, posso assicurarli d’aver loro narrato il vero, avendo a tal fine riportate le debite autorità, memore della massima di Roberston che: lo scrittore di avvenimenti rimoti non merita la confidenza del pubblico, se colle testimonianze le proprie asserzioni non avvalora. Posso assicurarli ancora d’essermi ingegnato perchè la mia fatica riuscisse gradita. Se in ciò ho io diffaltato, vagliami di scusa la buona intenzione, e mi concedano gli eruditi un benigno compatimento: compartimento che da essi oso tanto più sperare in quanto che li avverto essere di fresca età e distratto da studj affatto da questo diversi. Che se poi quelli ai quali è patria questa non ultima parte d’Insubria, e che patrio amore nutriscono, me ne sapranno buon grado per aver io radunate tutte quelle memorie che, se non dopo la lettura di molte e spesse fiate rudi e seccantissime opere non avrebbero avuto, io sarò appieno pago e contento.