Pagina:Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu/238

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232 libro quarto


mese, o, per meglio dire, che quello, che ogni uomo consuma, vale, compreso tutto, quattro ducati. Il Regno ha poco più di tre milioni d’abitatori: sono dunque dodici milioni il mese, e centoquarantaquattro milioni l’anno il valore delle merci consumate.

Or, siccome ne’ calcoli, per non fallarne la conseguenza, bisogna proccurar che l’errore cada sempre nella parte opposta a quel che si bramerebbe, io voglio supporre che avessi nel mio computo sbagliato del doppio, e che i frutti e le fatiche consumate in un anno nel Regno valessero duecentottantotto milioni: pure si può mostrare che diciotto milioni di moneta ci bastano. In primo bisogna dedurre tutto quel consumo, che si fa dallo stesso raccoglitore, onde è che non vi si richiede denaro. Così chi abita alle case proprie (come è in quasi tutto il Regno, eccetto Napoli), chi mangia il suo grano, beve il suo vino, e così d’ogni altra cosa, non ha bisogno di moneta; e quanto ciò importi, principalmente a’ poveri, lo può ognuno riflettere da sé. In secondo s’ha da togliere tutto il commercio che si fa con le merci stesse. Così a’ lavoratori quasi da per tutto si dá grano, vino, sale, lardo per mercede; e questo non l’ha comprato il padrone. Bisogna dedurne tutte le permute e baratti che si fanno, regolate su’ prezzi futuri delle voci. E infine, riguardando che i contadini, i quali sono i tre quarti del popolo nostro, appena adoprano di denaro la decima parte del prezzo del loro consumo, si dovrá confessare che io m’appongo assai assai di sotto al vero, contentandomi di dire che la sola metá de’ frutti del Regno abbiasi a dedurre come consumati senza moneta. Restano centoquarantaquattro milioni, i quali sono l’ottuplo di diciotto milioni: sicché basta che la moneta tutta ragguagliatamente passi per otto diverse mani in un anno in forma di pagamento, per raggirare tanto commercio. Un moto tale non mi pare cosí veloce, che possa dirsi impossibile o difficoltoso. E perciò sono persuaso che la moneta nostra sia bastante; ed, essendo non solo inutile ma pernicioso l’accrescerla, secondo si dimostrerá al capo che siegue, sono cattivi consiglieri coloro che ci animano ad accumularne piú.