Pagina:Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu/239

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

capo primo 233


Meriterebbe essa, si bene, aver corso non solo piú veloce, ma meglio distribuito e piú eguale in tutti i canali suoi, per non voler che sieguano molti effetti nocivi, de’ quali mi conviene ora ragionare, e poi de’ rimedi da apporvi.

I. Il poco corso rovina l’agricoltura e le arti. È del corpo politico come dell’uomo, in cui le vene grandi non servono ad altro che a condurre il sangue nelle vene ultime e picciolissime: in queste si fa la nuova generazione della carne e delle membra e la nutrizione della macchina. Quando si vuota il sangue, le vene capillari e piú utili disseccansi, e il rimanente si raccoglie tutto nelle cavitá maggiori, donde non viene nutrimento veruno. Cosí la scarsezza del denaro costringe i coloni a vendere in erba, co’ prezzi della futura «voce», i loro frutti: onde si espongono a soffrir tutto il danno delle calamitá, senza gustare il profitto de’ prezzi cari. Perciò s’impoveriscono, e allora restringono la coltivazione in minor terreno, danneggiando cosí all’intiero Stato per salvar se medesimi. Intanto la moneta si congrega tutta in mano de’ negozianti, quanto è a dire de’ tiranni del commercio, de’ quali è il guadagno maggiore, sebbene essi sieno i meno utili allo Stato, come quelli che né coltivano, né lavorano, né producono alcuna vera comoditá.

II. La povertá de’ fattori è ribattuta da costoro con mezzo tale, che la pena ne cade poi tutta sui miserabili contadini e bracciali, che, non potendo esser pagati in contante da’ loro conduttori, sono pagati con grano, vino, olio, cacio, lardo; il quale non solo è valutato loro a prezzo carissimo, ma è spesso dato guasto, puzzolente e mortifero, con quella crudeltá e barbarie, ch’è compagna dell’avarizia. Né da sí grave tirannia può il villano salvarsi, essendo universale. Cosí diviene infelicissima la condizione della piú utile gente dello Stato, che sono i villani.

III. Per altra parte si distruggono anche le fattorie. Poiché, quando i maestri delle arti cominciano a pagare gli operai con viveri, ai mercati ed alle fiere scemano i compratori, non comparendovi altri che pochi a prender grosse partite di merci, per distribuirle in pagamento a’ garzoni. Dove vi sono pochi venditori o pochi compratori, difficilmente v’è libertá ne’ prezzi.