Pagina:Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu/245

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capo primo 239


II

digressione intorno al lusso considerato
generalmente

Orrore contro al lusso — Sua vera idea — Danni veri del lusso — Sono senza rimedio, per essere effetti della prosperitá — Eccezioni alle cose sopraddette.

Hanno tutti gli uomini una avversione contro certe voci, l’idea corrispondente alle quali è cosí oscura e diversa, che pare la parola e non la cosa essere con tanto consentimento universale biasimata. Ma ciò, che fa piú meraviglia a’ savi, è il vedere che queste odiate cose scopronsi essere radicate in tutti o quasi tutti coloro che le abborriscono. Non entrerò qui ad enumerar tutte le voci ch’io credo essere di tal natura, poiché non potrei nominarne alcuna, senza dover dimostrare che tale ella sia, o soggiacere al pericolo d’esserne riputato folle e stravagante. Ne nominerò, ciò nondimeno, una sola; ed è la voce «politica», la quale ognuno nella condotta della sua vita bramerebbe avere, e nell’istesso tempo la biasima come nemica all’innocenza e alla virtú, senza arrischiarsi però a diffinirla mai. Simile a costei è la voce «lusso». Si dice ch’ei sia dannoso e brutto; lo vietano i maestri del costume; lo deplorano gli storici, e piú anche gli oratori e i poeti; lo deridono i comici; l’odiano le leggi; si riprende nelle private conversazioni; e intanto n’è pieno il mondo; tutte le nazioni e tutti i secoli, fuorché i barbari e ferini, lo hanno avuto; né alcuno sa né alcuno s’arrischia a dire che cosa il lusso propriamente sia. Cosí questo spettro, ché tale conviene si dica, erra d’intorno a noi, non mai nel suo vero aspetto veduto, né mai efficacemente, o forse non mai di vero cuore percosso. Ma, chiunque egli sia, certo è ch’egli è il figliuolo della pace, del buon governo e della perfezione delle arti utili alla societá; fratello perciò alla terrena felicitá: poiché il lusso altro esser