Pagina:Garzoni - La Piazza Universale - 1593.djvu/136

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96 piazza.

abbandonati, difendere i pupilli, conservare gli orfani, haver protettioni delle vedoe, dar sussidio ai grammi, sollevar gli oppressi, assicurare i timidi, dare il suo debito à ciascuno, se non per le leggi? che cosa sarebbono i Regni, e gli Imperi senza la legge se non latrocinij espressi, alberghi d'assassini, ricetti di mariuoli, seggi di rapine, habitacoli di insidie, di tradimẽti, di perfidie, dove la fede, dove la giustitia, dove la vergogna sarebbe tiranneggiata da ogni banda, e diverebbono un bosco da ladroni, et un antro da malandrini da ogni parte? Con l'imperio delle leggi, i decreti de padri vanno innanzi, la giustitia trova luogo, la ragione hà la sua parte l'innocẽza è sicura fra gli improbi, l'audacia de protervi conculcata, alla potenza de superbi è posto il freno, l'humiltà de poveri è riconosciuta, la carità è abbracciata, la virtù è favorita, l'honore è un pregio, et la fama salisce gloriosa al cielo, cotesta è l'ornamento di tutti i regni, il singolar presidio di tutti i stati, il privilegio della fiducia, la prerogativa della sicurtà, la salute de dominij, la vita delle Republiche, l'anima di tutti i popoli. cotesta è la pace de sudditi, la difesa de' miseri, l'humanità della plebe, il nutrimento delle genti, il gaudio degli huomini, la cura de languidi, la temperie dell'acre, la serenità del mare, la fecondità della terra, la vita beata, et felice del cielo. Per questo [Aristotile.] dice Aristotile nel terzo della Topica in sua lode. Iustitia regẽtis est utilior subditis, quàm servilitas temporis, solatium pauperum haereditas filiorum. Ma, per discender particolarmente alle leggi civili, overo Imperatorie, delle quali intendiamo principalmente ragionare; [Origine delle leggi civili.] queste, per parer quasi di tutti hanno havuto l'origine loro à questa foggia, Romulo fu il primo che diede le leggi a i Romani, le quali furon dimandate Curiate, dopo il quale Numa Pompilio cõpose le leggi delle Religioni, et instituì il culto de gli Idoli cõ maggior veneratione osservãza, che prima non era. Indi Tullio Hostilio accrebbe le leggi Romane; e dopo di lui Anico Martio, et poi Tarquinio Prisco, e dopo Tullio Servilio, e finalmẽte Tarquinio Superbo, le leggi de' quali furon tutte scritte da poi ne libri di Sesto Papirio, onde si chiamò la ragione Papiriana. ma discacciati i Regi, queste leggi andarono in ruina, ne furon più curate, e il popolo Romano stette per vinti anni quasi reggendosi più presso per via di cõsuetudine, che di legge. Dipoi successe, che mandarono dieci legati alle città della Grecia, cioè a Athene, e Sparta per ricever le leggi di Solone da essi. ma i Greci nõ vollero, finchè nõ hebber giudicati i Romani degni di quelle. Onde mãdati Ambasciatori à Roma, in una disputa notata dal Ghiosatore Accursio [Accursio.], sopra il Digesto, al titolo De origine iuris. che intervenne fra il savio Greco Legato, et un pazzo Romano à cenni, dove il Greco alzò un dito, in alto, intẽdendo doversi venerare un Dio solo, e il pazzo ne alzò due insieme col pollice, come avvien naturalmẽte. per cavarli amendue gli occhi, pẽsando che volesse cavarne uno a lui; dove il savio intesa, che volesse denotare il mistero, della