Pagina:Gastronomia.djvu/6

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
11 NOTIZIE DELLA VITA 12


erano presso di noi in gran pregio, per testimonianza di Ateneo1. Beoto, che da Agatocle fu posto in bando, era carissimo a’ Siracusani e da costoro onorato per le sue poesie, i ciabattini, i ladroni sfacciati, l’assassino di strada che avea egli dettato colle sue parodie ad imitazione de’ più belli e famosi versi d’Omero2. Tutto spirava allora in Sicilia coltura, leggiadria e gentilezza. Non dee dunque maravigliare se lo spiritoso e bizzarro Archestrato invitò le muse alla mensa e alla cucina. Non ha guari in Francia è venuto alla luce un poema, che al par di quello di Archestrato porta il titolo di Gastronomia, e canta del pari la cucina a la tavola; ciascuno lo legge, tutti se ne divertono, e niuno osa calunniare l’autore di epicureismo e di ghiottoneria. Così immagino essere avvenuto al poema d’Archestrato presso i Greci, penso che sia stato applaudito in Siracusa, che sia stato applaudito in Siracusa, che sia divenuto famoso nella Grecia, ito per le bocche di tutti in Atene. La disgrazia del nostro poeta fu che nella sua età vi era quella mala lanuzza di stoici e di sapienti melanconiosi, e però la sorte del francese Berchoux è stata e sarà molto diversa da quella del nostro poeta.

Il poema di Archestrato è intitolato a due dei suoi amici, Mosco e Cleandro, perchè ora all’uno, e ora all’altro indrizza i suoi precetti. Per disgrazia non essendo a noi pervenuti che pochi frammenti, non abbiamo tutti i serviti della cena, nè possiamo giudicare di tutte le vivande, che avea recato in mezzo il nostro poeta. Un frammento ci accenna le varie maniere di pane, un altro parla de’ vini, un altro della carne di lepre; ma per lo più i frammenti che ci restano, fanno parola del servito de’ pesci. Erano questi più d’altro cibo graditi nella mensa de’ Greci; tale gusto passò quindi in Sibari e in Siracusa, anzi i Siciliani pigliavano vanto, al dir di Cleareo, che il mare della nostra isola era anche dolce a cagione de’ gustosi cibi, che loro porgea3; e appunto per questo il nostro poeta de’ pesci parla alla distesa, e Ateneo appunto per questo molti e molti luoghi ne ricorda. Ora leggendo sì fatti frammenti, è a chiunque palese, che Archestrato non seguì gli usi e le pratiche de’ tempi, ma speculò sulle vivande e sulla cucina. I Siciliani erano in que’ dì famosi nell’arte delle paste e de’ confortini, e degl’intingoli, e degli altri saporetti con cui condivano le vivan-


  1. Aten. l. 15, c. 16, p. 699.
  2. Etolo presso Aten. l. 5, c. 16, p. 699.
  3. Presso Aten. l. 12, c. 3, p. 518.
de1; e come il cacio di Sicilia era allora pregiato2, così l’adopravano a condimento quasi in ogni cibo, e vi aggiungevano olio ed altri untumi. Archestrato disapprovò tale uso, e volle rendere più semplice la cucina levando tutte queste imbratterie; ma prima d’ogni altro ebbe gran cura di scegliere tra i cibi quelli che erano i più eccellenti, ovvero più saporiti ne’ diversi paesi, e nelle diverse stagioni. Però va percorrendo e tutte le isole, e le terre marittime, e i fiumi per indicare in quali luoghi fossero i pesci i più squisiti. Ciascun paese della Grecia così può conoscere quali de’ suoi pesci erano più stimati, e la nostra Sicilia può risapere, che le anguille e murene del Faro erano così pregiate allora, quanto oggi lo sono; che Selinunte era in que’ dì famosa per le orate; Lipari per le locuste, e tutta la Sicilia per li tonni, pel pesce spada, e pe’ salumi. Fu egli così diligente nell’assegnare tai luoghi, anzi le particolarità de’ medesimi, e i tempi ne’ quali erano da comprarsi i pesci nelle diverse regioni, che i suoi precetti passarono quasi in adagi. Linceo di Samo nella sua arte di comprare i cibi adirato, contro i pesciajuoli, che vender voleano a caro prezzo, insegna le astuzie come avvilire la loro merce, citando i versi e le sentenze d’Archestrato3. Se compri il mormile, dice egli, sprezzalo, come se fosse di spiaggia, e va gridando:

Pesce è malvagio il mormile di spiaggia,
In alcun tempo non si trova buono.

Se nella primavera, soggiunge Linceo, vuoi comperare l’amia, cita Archestrato.

L’amia in autunno quando son calate
Ver l’occaso le Plejadi;

Ma se nella state ti stai a comprare il muggine, recita il verso:

Il muggine è gustoso a maraviglia
Sull’entrar dell’inverno.

Il divisamento dunque di Archestrato di descrivere i luoghi, e i tempi, in cui più squisiti si trovassero i pesci, e fu applaudito presso gli antichi, e valse a rendere famosa la sua Gastronomia. Il suo nome da’ Greci passò ancora a’ Romani. In

  1. Antifane presso Aten. l. 14, c. 23, p. 661.
  2. Ermippo ed Antifane presso Aten. l. 1, c. 21, pag. 27.
  3. Presso Aten. l. 7, c. 18, p. 313.