Pagina:Gemma Giovannini - Le donne di casa Savoia.djvu/123

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carlotta 91

La Regina stessa, che il marito trattava con sì poca cura, non poteva trattenersi dal dire che durante la sua vita non si era mai trovata così contenta, ma che essa pagherebbe cara quella contentezza, con il rimpianto che ne avrebbe: — Ne avrò — essa diceva — per sette anni, da rammentare e da fare confronti.

L’indomani continuarono le danze e i divertimenti. Quando incominciò a farsi sera, la Regina si mise a parlare di partenza:

— Bisogna andarsene; — essa diceva — il mio signore mi ha ingiunto di non passare qui che due giorni; e domani voglio partire di buon mattino.

— Ah, signora — disse il Duca — non è questo il momento di parlare di partenza; queste sono parole che rattristano la festa. Voi pranzerete domani con noi, poi, se il tempo sarà buono, partirete.

— Oh, zio mio, il Re l’ha ordinato, e per nulla al mondo oserei disobbedirlo.

— Madama, egli stesso mi ha fatto l’onore di mandarvi qui; certamente egli ha completa fiducia in me, ed un giorno o due che voi possiate regalarmi, non mi guasteranno con lui.

Ma M.r de Crussol, che si era avvicinato, ed aveva inteso questo discorso, disse:

— Monsignore, è impossibile, bisogna che la Regina parta; non vi può essere scusa alcuna. Io sono incaricato dal Re di vegliarla, e non me lo perdonerebbe mai più.