Pagina:Gemma Giovannini - Le donne di casa Savoia.djvu/205

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filiberta di savoia 165

e quindi soggiunge:

"Da corone, da monti, e scettri e seggi,
Per stretta affinità luce non hai
Da sperar che li rai
Del chiaro sol di tua virtù pareggi.
Sol perchè non vaneggi
Dietro al desir, che come serpe annoda,
Ti guadagni la loda
Che il padre e gli avi e i tuoi maggiori invitti
Si guadagnar coU'arme ai gran conflitti. „

Tra i grandi però, in quella corte, vi erano anche molte nullità e molti parassiti ; fra l'oro molta scoria, e la principessa di Savoia non si lasciò abbagliare da un falso luccichio. Vivace ed intraprendente, spoglia d'ogni sentimento d'invidia e di ogni senso di paura, essa apertamente sprezzava la superbia dei patrizi e la leggerezza di certi sacerdoti, non ristandosi dal dimostrare quanto, in quell'ambiente, la sorprendeva e soprattutto quanto essa disapprovava, essa che aveva per principio dover l'uomo riporre la vera grandezza nella vera bontà.

E poiché ella vedeva la sua fede cristiana, compromessa e vilipesa da taluni che avevano l'obbligo di farla invece sempre più pregiare, è fama che se ne lamentasse col cognato Pontefice, e riuscisse, così almeno narra il Gorelli, a trarlo a parlare in incognito con Martino Lutero, allora in un convento di agostiniani di Roma, prima che avesse dichiarato lo scisma al quale Leone X rispose scomunicandolo. Alcune delle idee