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dello studioso e intransigente frate, allora apparentemente sempre buon cattolico, avevano incontrato l'approvazione della Duchessa di Soragna, e per questo aveva desiderato di farne partecipe il suo grande parente, sperando di operare così il bene dell'umanità. Ma essa giudicava col suo buon cuore e la sua fede ingenua, troppo ingenua, e se il Papa la compiacque, ed è vero che l'abboccamento avesse luogo, esso non ebbe altro resultato che d'inacerbire scambievolmente quegli animi.

Del resto Filiberta non stette a lungo nel mare magnum romano, perchè la vacillante salute del marito, gracile di complessione, e di animo tanto delicato cui affliggevano e nuocevano tanto i contrasti, i dissidi e le ingiustizie a cui si vedeva in mezzo, le precluse ben presto quella vita di azione. Giuliano, non permettendogli la sua fibra di stare in campo, lasciò il comando delle truppe al nipote Lorenzo e tornò, con la gentile compagna, che ne divideva il desiderio, a Firenze, d'onde salì poi al convento dei monaci di Badia alle falde di Fiesole, forse per chiedere un refrigerio ai suoi mali alle vivificanti aure fiesolane. Invece, ad onta delle affettuose cure della moglie, ad onta di farmachi e di medici, egli ivi si spense a trentasette anni, dopo uno solo di matrimonio, il 17 marzo 1516, quando appunto Leone X sperava e vagheggiava per lui un dominio sovrano.

La giovine vedova, annichilita da tanta sventura, che spezzava sul fiorire anche la vita di lei, senza un