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Ecco come la catastrofe era accaduta. Contrariamente alle stesse sue previsioni, la febbre crebbe a Margherita, accompagnata da un intenso dolore al petto, e nel termine di tre giorni, cioè il 15 settembre 1574, la buona Duchessa era rapita all'amore di tutti ! Poco prima di morire, scrive ancora il Ricotti, essa commise per istrumento al Gran Cancelliere e agli altri uffìziali di sua casa, di chiedere al Re di Francia la continuazione delle rendite del Ducato di Berry, di cui era la titolare, affinchè con esse si soddisfacesse ai suoi debiti e si rimunerassero i suoi servitori. Essa fu pianta e desiderata da tutti i suoi sudditi come la comune protettrice, e la madre dei poveri e degli afflitti ; perchè era, a detta perfino del maldicente Brantôme, « la bontà del mondo ».

Il dolore per la morte della moglie, attutì per Emanuele Filiberto il contento di essere finalmente reintegrato nell'intero possesso dei suoi Stati. Quantunque egli avesse sposato Margherita per riflessione, e non andasse esente da altre passioni amorose, erano vissuti insieme, mercè la di lei virtù, in tal corrispondenza di affetti e di stima, che egli fu riputato il più fedele e il più amorevole marito che allora si conoscesse.

Emanuele Filiberto pensò di attenuare il generale dolore decretando alla cara estinta solenni funerali, da lui stesso condotti, e presieduti da tre Arcivescovi e nove Vescovi. L'orazione funebre, veramente splendida, fu detta da Monsignor Giustiniani, Vescovo di Ginevra, ma il migliore elogio dell'estinta furono le