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E Vittorio Amedeo la meritava, perchè dal suo volto traspariva la bontà dell’animo e la gioia del cuore, virtù che promettevano la felicità alla principessa che andava ad impalmare.

La cerimonia del matrimonio, sontuosissima, ebbe luogo a S. Germano il 10 febbraio 1619, in un giorno di domenica, con grande affluenza di popolo e di curiosi. Le successero, segnalate da veri trasporti di gioia, feste magnifiche, a cui lo stesso Re prese parte attiva e non ultima, e durante le quali il broncio sparì anche dal visetto della sposina tredicenne, che forse pensava come anche una corona di Duchessa non fosse sprezzabile, quando chi gliela offriva si chiamava Vittorio Amedeo, il quale, in quei giorni, non aveva davvero occhi che per lei.

Maria Cristina era bella, e di bellezza italiana, rammentando nell’armonia dei lineamenti la splendida,beltà di sua madre. Su quella maestosa fisonomia si leggevano insieme la serenità e la dolcezza, onde invece di risvegliare la freddezza invitava alla confidenza. Il sorriso aveva spontaneo e frequente, ma quando si atteggiava a severità o ad imponenza, pochi potevano sopportare quello sguardo acuto e fosforescente. Ricca e bella era la sua capigliatura bionda, gli occhi azzurri, il naso piuttosto grande, un poco larga la bocca, ma il tutto armoniosamente disposto e pieno di attrattive. Aggiungete a tutto ciò la giovinezza, e tirando la somma dovremo concludere che anche Vittorio Amedeo poteva chiamarsi contento.