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presentò di nuovo alla Duchessa e le chiese il deposito del forte di Revello, che essa gli accordò. Ma saputosi ciò dal principe Tommaso, vi si oppose in tempo, accorse là e potè sorprendere e far prigioniero il piccolo presidio francese, che già vi si era introdotto. Strillò il ministro francese, incolpando di doppiezza la Reggente, ed offriva in cambio Cavour purché gli si lasciasse Revello, ma Cristina rispose che scriverebbe in proposito a Parigi. Tommaso intanto continuava la sua fortunata campagna, e, aiutato dagli spagnoli, prendeva Torino e la cittadella. Ma Cristina, cedendo alla forza, si era ritirata in Savoia, e Tommaso non trovò in Torino alcuno, egli che sperava di avere così in mano il Duchino.

Comprendendo bene il principe essere la Francia che combatteva per la Duchessa, e presentendo che gli si chiederebbe una tregua, pensò di trattare prima direttamente con essa, al che però Cristina si rifiutò.

Nondimeno la tregua fu conclusa, e Richelieu accorgendosi che il Piemonte gli sfuggiva, persuase il Re ad un abboccamento colla sorella a Grenoble. Cristina però, temendo qualche laccio tesole dal Cardinale, invece di condurre seco il figlio, come le si diceva, lo condusse nella fortezza di Mommeliano, affidandolo al governatore, marchese di S. Germano, con l’ingiunzione di non riconsegnarlo che a lei.

Giunse a Grenoble, accompagnata dal conte di Agliè. Fu accolta dal Re con squisita gentilezza, e alloggiata nel palazzo reale, ed essa corrispose con espan-