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tempo essi lo passavano tranquillamente, ora a Rambouillet, ora a Crecy, qualche volta a Passy, facendo molto bene e molte elemosine, desiderando di farsi dimenticare da una Corte che aveva veduto il trionfo della Du Barry, e di dimenticarla.

Appena però la Delfina vide la Lamballe, provò simpatia per essa. In seguito poi, specie in occasione dei matrimoni del conte di Provenza nel 1771, e del conte d’Artois nel 1773, fratelli del Delfino, che sposarono due parenti della medesima, Giuseppina e Maria Teresa, figlie del Re di Piemonte Vittorio Amedeo III, durante le feste nelle quali essa dovè naturalmente porsi in vista, come introduttrice alla Corte delle due principesse Sabaude, la simpatia divenne amicizia vera e propria. Ciò la fece salire assai d’influenza, tanto più che a quelle due unioni essa non fu estranea, avendogliele il Re di Piemonte raccomandate, dicesi, al momento della sua partenza dall’Italia.

Il 30 maggio 1774, colpito da vaiolo, moriva a settantacinque anni Luigi XV.

Ricevendo tale notizia, il Delfino ventenne, che saliva sul trono di Francia col nome di Luigi XVI, scoppiò in pianto, e cadendo in ginocchio, esclamò:

— Mio Dio! che disgrazia il regnare per me! — Egli accoppiava i migliori costumi ad una grande bontà, e ad intenzioni ardite e generose; ma ad una completa inesperienza degli affari, congiungeva del pari una grande indecisione. E pur troppo non ci fu mai principe che come lui avesse bisogno di forza e di