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336 le donne di casa savoia

Le premure di quell’ottima signora, la quale, forse temendo che in quella farraggine di principesse della Casa di Francia difficilmente Clotilde avrebbe potuto maritarsi, la preparava a incontrare così, senza fatica, altro destino, furono coronate da un successo che superò le sue speranze; tanto che, appena giovinetta, voleva seguire l’esempio della minore delle sue zie, la principessa Luisa, e farsi monaca nelle Carmelitane a S. Dionigi. E certo il suo voto sarebbe stato esaudito, se la morte di Luigi XV non avesse cambiato molte cose, e altrettante l’ascensione al trono di suo fratello Luigi XVI, che le proibì la monacazione.

Clotilde restò dunque nel mondo, e il suo più vivo pensiero fu di curare attentamente l’educazione della sorellina Elisabetta, alla quale era riserbata sì triste sorte, e ad ispirarle in cuore sensi di religione e di pietà, che dovevano essere poi di sì valido sostegno alla infelice prigioniera del Tempio, alla compagna di Maria Antonietta sul palco fatale.

Ma allora sì tristi giorni erano ben lontani, e le due principessine, a cui sembrava che tutto sorridesse nel mondo, provavano dolci soddisfazioni a portare almeno un raggio di felicità nei tuguri e negli ospedali, soccorrendo i poverelli e gli infermi, imitando così la bontà della madre e dell’ava, la cui virtuosa fama risuonava ancora intorno ad esse. Clotilde poi, appena uno dei suoi di famiglia, o anche qualche famigliare cadeva ammalato, non cedeva a nessuno il diritto di fargli da infermiera.