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derata, che rimase come una novella prova che l’arte di regnare non è estranea alle donne.

Durante l’esilio in Sardegna era morto anche l’altro fratello del Re, il conte di Moriana, e siccome il solo superstite, Carlo Felice, era ammogliato senza prole, così Vittorio Emanuele, che aveva sempre mirato al giovinetto principe Carlo Alberto di Savoia-Carignano, come erede presuntivo del regno, aveva più volte cercato sottrarlo all’educazione che riceveva a Ginevra dalla vedova madre, educazione troppo dissimile dalle tradizioni della famiglia, ma invano.

Finalmente nel 1814 il Re e la Principessa giunsero ad intendersi, Carlo Alberto andò presso il Re a Torino, vi si stabilì in modo conforme alla sua condizione, e fu da Vittorio Emanuele fatto segno di ogni cura e premura. Maria Teresa, che già lo chiamava il suo figlio adottivo, lo vide per la prima volta a Genova, ove egli era venuto ad incontrarla, a bordo della nave che la riconduceva dalla Sardegna, nel settembre del 1815. Essa in una sua lettera così narra quest’incontro, «Alle cinque e mezzo, dopo aver pranazato, sempre a bordo, ci vestimmo in abito di Corte e diamanti, e venne il principe di Carignano. Somiglia assai a suo padre, ma molto in bello, ed è molto più alto di Francesco» — - suo fratello e genero. — «Quanto ai modi, parla bene francese, ma con tutta la contenenza essi sono gli stessi del fu suo padre, e deve averne lo stesso carattere, che in fondo è buono.»

L’ingresso di Maria Teresa, Regina, a Torino, ebbe