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che ella sognava, e le troppo frequenti visite delle zie, che a lei sapevano di spionaggio, riuscivano insopportabili a quell’indole focosa ed altera, sicché, colto il primo pretesto, di provvedere agli interessi dei figliuoli, minacciati dai parenti dell’altro ramo Carignano, lasciò nel 1803 quella città, e tornò a Parigi, alternando da allora il suo soggiorno nella romorosa metropoli, e la solitaria Ginevra, ove a suo tempo mise in collegio il figlio. Ma intanto in famiglia e dal labbro di lei, amantissima della Polonia, patria di sua madre, e dei polacchi che amò con entusiasmo, ed alla sorte dei quali tanto s’interessò, Carlo Alberto apprendeva e comprendeva il valore delle parole libertà e indipendenza, e ne faceva tesoro per l’avvenire.

Ad onta delle premure, delle pressioni, delle calde raccomandazioni, con cui Albertina cercava far rendere giustizia ai suoi figli circa i beni paterni, soltanto nel 1810 la buona grazia imperiale si rivolse in favore di Carlo Alberto, che fu così ben provvisto di mezzi. Certi maligni, che hanno odiata sempre la principessa, dissero allora che ciò era avvenuto perchè essa era piaciuta all’Imperatore Napoleone I, il quale voleva rimaritarla a qualcuno della sua famiglia. Oltre che tale parentado sarebbe stato contrarissimo ai gusti e alle tendenze di lei, è giusto proclamare che Cristina Albertina, ad onta di qualche stonatura di contegno, perdonabile al suo carattere e alla sua educazione, fu, e si mantenne sempre, esemplarmente onesta. Essa fantasticava anzi di un certo inafferrabile sogno che ba-