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mondo e dividerne i patimenti e i pericoli. Chi lo consolerà ora? Chi si prenderà cura di lui se cade ammalato? Oh, quanto è grande lo strazio dell’animo mio! Quanta fatica provo a rassegnarmi!»

Il suo acerbo dolore ebbe una leggera tregua quando ricevè dall’esule di Oporto una lettera, nella quale in termini recisi le diceva che avendo preferito di rinunciare alla corona piuttosto che sottomettersi a condizioni umilianti, aveva deciso di passare il resto dei suoi giorni nella solitudine. Ma quando in breve lo seppe ammalato, eppoi morto, essa disse amaramente che Dio le aveva dato una croce assai pesante da portare.

Povera Maria Teresa! Ma se tu potesti in quei terribili momenti dubitare che egli non ti amasse, ricrediti. Lontano, desolato, infermo, egli non anelò che alla famiglia, e le sue feste furono le vostre lettere. Carattere infelice, egli solo fu la prima vittima di sé stesso. Ma dei suoi cari, di te, egli ebbe sempre nel cuore la memoria, ed una tua lettera, giuntagli l’ultimo giorno della sua vita, ei lesse e rilesse, e stringeva ancora fra mano nelle convulsioni dell’agonia.

In quel terribile frangente i figli e la nuora furono prodighi alla infelice vedova di mille amorose premure, e le stettero intorno per parecchi giorni onde distrarla; ma anche dopo un mese essa diceva che il suo dolore, invece di rallentare, cresceva.

Sorrise un momento al matrimonio del suo Ferdinando, con la principessa Elisabetta di Sassonia, ma