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voleva addirittura farsi monaca. Ma il Re Carlo Alberto, capo allora della sua famiglia, pensò a lei, e tre giorni dopo che era rimasta orfana, essa partiva per Torino, da lui amorosamente richiamata, per rientrare in quella Reggia che bambina, aveva con suo padre abbandonata, e vivere ivi presso la di lui sposa. Il Re e la Regina volevano distrarne, coll’affetto, il dolore profondo e l’amarezza della solitudine. Carlo Alberto l’accolse a piè dello scalone e la guidò alla Regina, dinanzi alla quale la fanciulla s’inginocchiò baciandole la mano. Ma la Regina la sollevò e la strinse fra le braccia. Maria Teresa, giovinetta sposa, aveva scherzato sovente, in altri tempi, con le fanciulle figlie di Vittorio Emanuele I, e Cristina piccolina era stata la sua preferita.

In breve la giovinetta fu l’idolo della Corte, per la sua amabilità, e la Regina, che non aveva figlie, l’amò da madre e si occupò con zelo del suo felice avvenire. Ma poco stette essa alla Corte di Torino.

Ferdinando II Re delle due Sicilie, che fino dal tempo in cui i suoi genitori l’avevano incontrata a Roma pel giubileo, la ambiva in sposa, ne fece esplicita domanda. Il Re e la Regina non erano alieni dall’acconsentire, sapendola a Napoli molto desiderata, ma non volevano violentarla. Essa invece era addirittura recalcitrante, e per sottrarsi alle tante pressioni, che da ogni parte le venivano fatte, diceva ancora di volere essere monaca. Le sue due sorelle Teresa e Beatrice, fautrici di questo matrimonio, tenta-