Pagina:Georgiche.djvu/140

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Casia fiorisca, e de l’acuta timbra
Il suolo in copia, e de l’irrigua fonte
Bevan l’umor le mammole vïole.

     Ma gli alvëari, o di cortecce cave
50Sien fabbricati, o di flessibil giunco,
Stretto l’ingresso avranno, onde per freddo
Non geli il mel, nè per calor si sciolga.
E l’uno e l’altro, ove soverchio ecceda,
Pur nuoce a l’api, e non indarno a gara
55De le lor celle ogni spiraglio, o buco
Turan di cera, od empiono di fiori;
E a stuccar gli orli serbano riposta
Una lor gomma, che del visco istesso
E’ più tenace, e de la pece idéa.
60Sovente ancor, se narrò fama il vero,
Sotterra si scavarono le case
A più difeso asilo, e dentro i tufi,
E le porose pomici, e ne i tronchi
Di vecchie piante s’annidaro ascose.
65Tu dunque il genio ne seconda, e attento
Il rimosso alvëar d’umida creta
Vesti al difuor ristuccando, e sopra
Di rare lo ricopri ombrose foglie.
Presso a gli apiari non soffrir, che metta
70Radici il tasso, o che bruciati al foco