Pagina:Georgiche.djvu/139

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20Dipinte il tergo, e la dolente Progne
Tinta di sangue il seno, e la vorace
Merope, e gli altri augei, che a tutto intorno
Danno la caccia devastando, e l’api
Pigliano a volo, e portanle nel rostro
25Esca söave a i barbari lor nidi.
Ma chiare fonti, e pelaghi muscosi
Sien ivi intorno, o limpido ruscello,
Che tra l’erbe serpeggi; e di sue foglie
Il vestibolo adombri o palma, od ampio
30Silvestro ulivo, onde allor quando al primo
Tepor di primavera i re novelli
Guidan gli sciami, e fuor de i favi uscita
Scherzando va la giovinetta prole,
A se l’inviti la vicina sponda
35Da i caldi soli, e ne l’opaco seno
Fresco e comodo ospizio offran le piante.
Tu poscia in mezzo a l’onda, ossia che in lago
Ristagni, o scorra in rio, rami a traverso
Gitta di salcio, e rilevati sassi
40Di ponti a guìsa, ove posare il piede
Possano l’api, ed a l’estivo sole
L’umid’ale spiegar, se pioggia a caso
Per soverchio indugiar di poche stille
Spruzzolle, o vento le tuffò ne l’onde.
45Del serpillo odoroso, e de la verde