Pagina:Georgiche.djvu/157

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E ciò si fa, quando comincia i flutti
Zefiro ad increspar, pria che di fiori
470Si colorino i prati, e pria che a i tetti
La rondine loquace appenda il nido.
L’umore intanto ne le putrid’ossa
Bolle e fermenta, ed oh stupore! a un tratto
Pullular vedi di minuti vermi
475Folto uno sciame, e informi prima, e tronchi
Le braccia e i piè commoversi strisciando,
E a poco a poco su le stridul’ali
Tentar di sollevarsi, indi cresciuti
Spiegare il volo, e per l’aperto cielo
480Uscir densi così, come da nembo
Cadon l’estive gocce, o da i tesi archi
Al cominciar de la feroce mischia
Scoccano fuor le partiche säette.

     Muse, qual Dio ne rivelò, qual caso,
485O quale umana esperïenza a noi
Scoprì da prima, e tramandò quest’arte?

     Il pastore Aristéo, dappoi che fame
E morbo rio, come ne corse il grido,
Gli tolser l’api, di Penéo fuggendo
490La natìa Tempe, lagrimoso e mesto
A la sorgente s’arrestò del fiume: