Pagina:Georgiche.djvu/170

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
170

     Proteo sì disse, e rapido d’un salto
Nel mar lanciossi; e in vortice spumoso
Si squarciò l’onda, e sovra lui si chiuse.

     795Al timido Aristeo Cirene allora
Pronta accorrendo: or su, mio figlio, il pianto
Tergi omai, disse, e il tuo dolor consola.
Nota è del morbo la cagion. Le ninfe
Già compagne d’Euridice, che in questi
800Boschi con lei danzavano, vendetta
Preser ne l’api tue de la sua morte.
Supplice dunque con preghiere e doni
Chiedi pace, e le facili Napée
Venera, o figlio, che pietose a i voti
805Daran perdono, e placheran lo sdegno.
Or quale il modo di pregar, qual sia
L’ordine a te dirò. Dal pingue armento,
Che a te pasce l’erbifero Liceo,
Quattro di vaghe forme esimii tori,
810Ed altrettante di cervice intatta
Giovenche eleggi, e quattro altari innalza
Nel tempio de le ninfe; indi le sacre
Vittime svena, e lasciane gli esangui
Corpi insepolti nel frondoso bosco.
815Poi quando al nono dì sorga l’aurora