Pagina:Georgiche.djvu/169

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Che non pennuti ancor trasse l’accorto
Crudo villan da l’appostato nido:
770Tutta la notte immobile da un ramo
Piange ella, e allunga il flebil canto, empiendo
De’ suoi lamenti i silenziosi campi.
Non di talamo più, non d’altri amori
Voglia il tentò; vedovo e solo i lidi
775Del Tanäi nevoso, e i duri ghiacci
De gl’iperborei monti, e le deserte,
Non mai prive di gel, rifée campagne
Scorrea, piagnendo la perduta sposa,
E il vano don rimproverando a Dite.
780Indarno a lui sprezzate nozze offriro
Le tracie donne, che a vendetta mosse
Da’ suoi rifiuti, e da furor sospinte
In mezzo a i sagrificii a le notturne
Orgie di Bacco il trucidar, spargendo
785Pei vasti campi i lacerati membri.
Tronco dal collo, e galleggiante il capo
Volgea l’Ebro su l’onde, e in fioca voce
La fredda lingua: ahi misera Euridice!
Euridice! negli ultimi respiri
790Gía mormorando, e d’Euridice il nome
Meste d’intorno ripetean le rive.