Pagina:Georgiche.djvu/38

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Il bue cominci, e ne gli aperti solchi
70Lo srugginito vomero risplenda.
Che quel terren che a doppia estate esposto,
E a doppio inverno stia, quello è, che ai voti
Meglio risponda del cultore avaro,
E i suoi granai sotto la messe incurva.

     75Ma pria d’aprire in campo ignoto un solco,
De le stagioni la temperie, e i venti
Con occhio istrutto esaminar dovrai,
E il culto antico e l’indole natia
D’ogni terra indagar, e qual ciascuna
80Vario seme e lavor soffra, o ricusi.
Qui più pingui maturano le biade,
Meglio l’uve colà; senza cultore
L’erbe altrove verdeggiano, e le piante.
Così vedrai, che variamente abbonda
85Di crocco zafferano il frigio Tmolo,
L’India d’avorio, ed i Sabei d’incenso,
Di ferro i nudi Calibi; dal Ponto
Viene il castoreo muschio, e i suoi destrieri
Manda a le palme d’Elide l’Epiro.
90Poichè con giusta, ed immutabil legge
Ai varii luoghi i doni suoi diversi
Distribuì la provvida natura,
Fin da quando gittò nel vôto mondo