Pagina:Georgiche.djvu/39

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Deucalion le pietre, onde l’uom nacque,
95Dura progenie. Al cominciar de l’anno
Moviti dunque, e il fertile terreno
Svolgano i bovi, e le scoperte glebe
L’arida estate a lungo sol maturi:
Ma se sterile ei sia, basta che un lieve
100Solco lo sfiori al ritornar d’Arturo;
Onde nè in quel la rigogliosa messe
Spuntino l’erbe a soffocar, nè in questo
Lo scarso umor che chiude in sen, svapori.

     Quel campo poi, che avrai mietuto, un anno
105Riposar lascia, onde ne l’ozio acquisti
Vigor novello; o almen dove raccolto
Fai di legume le tremanti teghe,
O la minuta veccia, o i frali gambi,
Stridula selva, del lupino amaro,
110Ivi al venir de la stagion novella
Semina invece il biondeggiante farro.
Poichè del lino e de l’avena il seme
I campi isterilisce, e il tinto in Lete
Sonnacchioso papavero li aduggia.
115Pur questi ancor, se alternerai, ti fia
Facile il coltivar, sol che di pingue
Letame satollar l’arida terra
Tu non isdegni, e cenere fecondo