Pagina:Georgiche.djvu/54

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Rende pigri i cultor, che amano il frutto
Godersi allora del travaglio estivo,
E in conviti scambievoli ed in feste
Passano insieme la stagion che tregua
470Pone a le cure, ed al tripudio invita.
Così nocchier che su la stanca nave
Entrò nel porto, le tempeste obblia,
E lieto gode incoronar la poppa.

     Benchè allor tempo è di raccor da l’alte
475Querce le ghiande, e de l’allor le bacche
E il verde ulivo, e il sanguinoso mirto.
Porre i lacci a le gru, le reti ai cervi,
Co la fionda atterrar, seguir coi cani
L’agili damme e l’orecchiute lepri
480Deggionsi allor, che d’alta neve intorno
Le campagne biancheggiano, e sul dorso
Portano i fiumi a grosse lastre il ghiaccio.

     Ma che dirò de le autunnali stelle,
Di nembi adunatrici? e in quali cure
485Quando più breve è il dì, men caldo il sole,
Deggia occuparsi il buon cultore, o quando
L’umida primavera omai declina,
E già comincia la spigosa messe
D’irte reste a inasprir, e dentro al verde