Pagina:Georgiche.djvu/53

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Con destra invitta rovesciò sul piano.
Dopo il dì che l’undecimo precede,
È il settimo opportuno a piantar viti,
Ad ordir tele, e a domar tori: è il nono
445Contrario ai ladri, e ai viaggiator felice.

     Molte opre ancora ne la fresca notte
Rïescon meglio, o quando il dì nascente
Di söave rugiada i campi irrora.
Meglio di notte tagliansi le stoppie,
450Meglio l’arido fien, chè lento stilla
Di notte sempre un qualche umor dal cielo.
V’è chi le notti de l’inverno ancora
Veglia, e di scarso focolare al lume
Sedendo incide con acuto ferro
455Di faci ad uso le minute verghe;
Mentre la moglie del lavor la noia
Col canto allevia, e sta battendo intanto
Col risonante pettine le tele,
O a lento foco in odorosa sapa
460Condensa il mosto, e co le frondi schiuma
La gorgogliante e fumida caldaia.
Ma de l’estate nei più caldi giorni
Taglia la messe biondeggiante, e batti
Sotto cocente sol l’aride spiche.
465Nudo ara, e nudo semina: l’inverno